Autorizzazione integrata ambientale: tutto quello che c’è da sapere

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Autorizzazione Integrata Ambientale

L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) è un documento autorizzativo sfruttato dalle aziende per il rispetto dei dettami comunitari, utili alla riduzione dell’inquinamento. Stando alle norme vigenti, queste aziende devono uniformarsi alla direttiva UE 2008/1/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 15 gennaio 2008, così come poi modificato dal decreto legislativo 29 giugno 2010, n. 128.

Cos’è l’AIA

Per cercar di capire cos’è e a cosa serve l’autorizzazione integrata ambientale bisogna fare riferimento al Testo Unico Ambientale, un provvedimento che consente  l’esercizio di una installazione rientrante fra quelle di cui all’articolo 4, comma 4, lettera c) del succitato decreto, o di parte di esso. Il tutto purché vengano rispettati dei requisiti, ovvero che l’installazione sia conforme a legge, e sappia indirizzarsi verso le soluzioni più adatte a perseguire gli obiettivi previsti. Tra questi scopi vanno sicuramente annoverati la prevenzione e riduzione degli agenti inquinanti emessi in fase di produzione. Vanno altresì previste delle misure atte a scongiurare, se possibile, la propagazione aerea, idrica e del sottosuolo dell’inquinamento, in particolare sul versante dei rifiuti. La qual cosa occorre per il raggiungimento di un livello alto di tutela dell’ambiente salve le disposizioni sulla valutazione di impatto ambientale.

I principi generali dell’autorizzazione

L’Autorità competente ha quindi stabilito quali siano le condizioni affinché possa essere rilasciata l’AIA, il tutto non perdendo mai di vista alcuni fondamentali principi generali. E infatti:

  • Vanno sempre e comunque prese le dovute misure per prevenire l’inquinamento, mettendo in pratica, nello specifico, le più importanti tecniche a disposizione;
  • non vanno in alcun modo favoriti i fenomeni di inquinamento significativi;
  • Bisogna evitare che vengano prodotti rifiuti; in caso contrario questi ultimi si devono recuperare o, se ciò non è economicamente o tecnicamente possibile, bisogna sbarazzarsene senza ripercuotersi sull’ambiente, o quantomeno facendo più accortezza possibile;
  • l’energia prodotta va usata in maniera efficace;
  • Si devono prendere sempre le misure atte alla prevenzione degli incidenti e restringere le conseguenze;
  • C’è bisogno di evitare qualunque tipo di inquinamento quando si interrompe in via definitiva l’attività e il sito stesso ripristinato nel pieno rispetto della legge circa la questione di bonifiche e ripristino ambientale.

L’AIA può essere rilasciata dal Comune in cui l’azienda è locata e dall’Arpa di riferimento. A prescindere alcune indicate eccezioni, l’AIA ha durata di 5 anni.

Quali sono le norme di riferimento

Per informazioni più dettagliate circa l’applicazione dell’AIA e della sua utilità ci sono molteplici norme da consultare. In primis abbiamo il D.Lgs. 128 del 2010, con valenza ancora ai giorni nostri, che nasce per recepire la normativa europea  Direttiva 2008/1/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 15 gennaio 2008 in materia di prevenzione e di riduzione integrate dell’inquinamento. Prosegue l’iter normativo verso il D.Lgs. 152/06 inerente alle “Norme in materia ambientale”  e verso il D.Lgs. 372/99 attraverso cui il nostro ordinamento ha fatto suo il contenuto della Direttiva Europea, rendendo in tal modo operativa l’Autorizzazione Integrata Ambientale limitatamente agli impianti esistenti. Infine abbiamo anche esplicitamente la norma madre, ovvero la Direttiva Europea 2008/1/CEdel Parlamento Europeo e del Consiglio del 15 gennaio 2008

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