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Mar dei Sargassi: un mare senza coste nell'Atlantico

10/06/2026

Mar dei Sargassi: un mare senza coste nell'Atlantico

Quando si osserva una carta nautica dell'Atlantico settentrionale, il Mar dei Sargassi appare come un'anomalia geografica difficile da definire con precisione, perché non possiede coste nel senso convenzionale del termine; è delimitato invece da correnti oceaniche che disegnano confini invisibili ma misurabili, e al suo interno ospita un ecosistema pelagico che funziona secondo regole diverse da quelle degli altri mari. La sua posizione, compresa approssimativamente tra i 20° e i 35° di latitudine nord e i 30° e i 70° di longitudine ovest, lo colloca in una zona dell'oceano dove convergono la Corrente del Golfo a ovest, la Corrente Nord Atlantica a nord, la Corrente delle Canarie a est e la Corrente Equatoriale Nord a sud: questo sistema di forze idrodinamiche genera un vortice anticiclonico che isola le acque centrali, rallenta il ricambio e favorisce l'accumulo di alghe brune galleggianti del genere Sargassum, dalle quali il mare prende il nome.

L'unicità di questo bacino non risiede soltanto nella sua definizione dinamica, priva di riferimenti terrestri, ma anche nella combinazione di fattori fisici, chimici e biologici che lo rendono un laboratorio naturale per studiare processi oceanografici altrimenti difficili da osservare in contesti costieri o in mari chiusi. Le acque dei sargassi presentano una salinità superiore alla media atlantica, dovuta all'intensa evaporazione e alla scarsa diluizione da parte di apporti fluviali; la temperatura superficiale oscilla tra i 18 e i 28 gradi Celsius a seconda della stagione, mentre la trasparenza raggiunge valori eccezionali, con dischi di Secchi visibili oltre i settanta metri di profondità in condizioni ottimali. La produttività primaria è relativamente bassa rispetto alle zone di upwelling costiere, ma la presenza diffusa di macroalghe galleggianti crea microhabitat che sostengono catene trofiche complesse e specie endemiche o altamente specializzate.

Negli ultimi decenni, l'interesse scientifico verso il Mar dei Sargassi si è intensificato anche per ragioni legate ai cambiamenti globali: l'espansione delle fioriture algali verso sud e ovest, documentata con continuità dal 2011, ha modificato la distribuzione spaziale delle masse vegetali e ha sollevato interrogativi sulle cause di questa dinamica; le ipotesi spaziano dall'incremento dei nutrienti di origine antropica trasportati dai fiumi amazzonici e dai sistemi fluviali dell'Africa occidentale, fino alle variazioni di temperatura e ai pattern di vento che influenzano la circolazione superficiale. Parallelamente, la questione della plastica accumulata nel giro oceanico ha portato alla ribalta il concetto di "isola di rifiuti", che nel caso dei sargassi assume connotati particolari per l'interazione tra detriti antropogenici e biomassa naturale.

Posizione geografica e delimitazione dinamica del bacino

Definire i confini del Mar dei Sargassi richiede l'abbandono dei criteri topografici classici e l'adozione di parametri oceanografici che tengano conto della variabilità stagionale e interannuale delle correnti: il margine occidentale è segnato dalla Corrente del Golfo, che scorre verso nordest lungo la costa orientale degli Stati Uniti e si separa dal continente all'altezza di Cape Hatteras; il margine settentrionale è costituito dalla prosecuzione di questa corrente verso l'Europa, nota come Corrente Nord Atlantica o Drift Nordatlantico; a est, la Corrente delle Canarie scende lungo le coste dell'Africa nordoccidentale, mentre a sud la Corrente Equatoriale Nord chiude il sistema. Questo schema generale subisce fluttuazioni legate ai cicli atmosferici (come l'Oscillazione Nord Atlantica) e alle interazioni tra oceano e atmosfera, che possono spostare i limiti effettivi del mare di centinaia di chilometri.

La superficie complessiva del Mar dei Sargassi è stimata intorno ai due milioni di chilometri quadrati, una vastità paragonabile a quella del Mediterraneo, ma con caratteristiche idrologiche radicalmente differenti; al centro del giro anticiclonico, la velocità delle correnti diminuisce sensibilmente, creando una zona di relativa calma dove le alghe galleggianti tendono ad accumularsi in chiazze discontinue, talvolta estese per decine di chilometri, alternate a specchi d'acqua limpidi. Queste aggregazioni vegetali non sono statiche: rispondono ai venti, alle maree interne e ai processi di crescita e decomposizione delle alghe stesse, generando una distribuzione spaziale dinamica che complica le operazioni di monitoraggio satellitare e di campionamento in situ. Le tecnologie di telerilevamento basate su sensori ottici e radar ad apertura sintetica hanno migliorato la capacità di mappare le fioriture algali in tempo quasi reale, consentendo di tracciare la deriva delle masse vegetali e di correlare i loro spostamenti con le condizioni meteorologiche.

Caratteristiche fisico-chimiche e regime idrologico

Le proprietà fisiche delle acque del Mar dei Sargassi riflettono la peculiarità della sua posizione nel giro subtropicale: l'assenza di apporti continentali diretti e l'intensa radiazione solare favoriscono un bilancio evaporativo positivo, che si traduce in valori di salinità compresi tra 36,5 e 37,5 parti per mille, superiori alla media atlantica di circa un punto percentuale. Questa elevata salinità, combinata con temperature superficiali che superano i 26 gradi nei mesi estivi, contribuisce a stabilizzare la colonna d'acqua e a limitare i fenomeni di rimescolamento verticale; di conseguenza, i nutrienti provenienti dagli strati profondi raggiungono la zona eufotica con difficoltà, mantenendo la produttività primaria su livelli oligotrofici.

La trasparenza eccezionale delle acque è dovuta proprio alla scarsità di particellato sospeso e di fitoplancton: misurazioni effettuate con dischi di Secchi hanno registrato profondità di visibilità superiori ai sessanta metri, valori che si riscontrano raramente in altri contesti oceanici; questa limpidezza facilita la penetrazione della luce solare fino a profondità considerevoli, estendendo la zona eufotica e permettendo a organismi fotosintetici bentonici o pseudobentonici (come le alghe del genere Sargassum) di mantenere un metabolismo attivo anche quando galleggiano in superficie sostenute da vescicole aerifere. La struttura verticale della colonna d'acqua presenta un termoclino stagionale ben definito durante i mesi caldi, che si approfondisce progressivamente in inverno sotto l'effetto dei venti e del raffreddamento superficiale, pur senza raggiungere mai i livelli di rimescolamento tipici delle alte latitudini.

Ecosistema pelagico e funzione ecologica delle alghe galleggianti

Le alghe del genere Sargassum costituiscono l'elemento caratterizzante dell'ecosistema del Mar dei Sargassi, fornendo substrato, riparo e nutrimento a una comunità biologica complessa e altamente specializzata: le due specie dominanti, Sargassum natans e Sargassum fluitans, sono endemiche di questa regione e hanno evoluto strategie riproduttive che non richiedono l'ancoraggio al fondale, riproducendosi esclusivamente per frammentazione vegetativa. Le chiazze di alghe ospitano invertebrati come granchi del genere Planes, nudibranchi, anfipodi e policheti, oltre a rappresentare aree di nursery per specie ittiche di importanza commerciale (come i giovani tonni e i pesci volanti) e per organismi emblematici come l'anguilla europea (Anguilla anguilla) e l'anguilla americana (Anguilla rostrata), che attraversano l'Atlantico per deporre le uova in queste acque.

La funzione ecologica delle aggregazioni algali si estende oltre il semplice rifugio fisico: i sargassi rilasciano composti organici disciolti che alimentano il loop microbico, sostenendo batteri eterotrofi e protozoi che a loro volta costituiscono la base di reti trofiche pelagiche; la decomposizione delle alghe morte genera detriti organici che affondano lentamente, trasportando carbonio verso gli strati mesopelgici e batipelagici e contribuendo al ciclo biogeochimico globale del carbonio. Studi recenti condotti con l'impiego di marcatori isotopici hanno dimostrato che una frazione significativa della produzione primaria associata ai sargassi viene esportata verso il fondale oceanico, alimentando comunità bentoniche profonde a migliaia di metri di distanza dalle zone di origine.

Dinamiche recenti e espansione delle fioriture algali

A partire dal 2011, i sistemi di monitoraggio satellitare hanno documentato un aumento esponenziale della biomassa algale presente nell'Atlantico tropicale e subtropicale, con fioriture di Sargassum che si estendono dal Golfo del Messico fino alle coste dell'Africa occidentale, formando quella che alcuni ricercatori hanno definito la "Grande Cintura Atlantica di Sargassi" (Great Atlantic Sargassum Belt); questo fenomeno, che ha raggiunto il picco nel 2018 con oltre venti milioni di tonnellate di biomassa galleggiante, ha modificato radicalmente la percezione del Mar dei Sargassi come sistema stabile e ha sollevato interrogativi sulle cause di questa proliferazione. Le ipotesi includono l'aumento dei nutrienti trasportati dai fiumi (in particolare l'Amazzonia e il fiume Congo), l'innalzamento della temperatura superficiale dell'oceano, le modifiche nei pattern di vento e l'interazione tra questi fattori.

Le conseguenze ecologiche ed economiche di questa espansione sono molteplici: lungo le coste caraibiche, messicane e dell'Africa occidentale, l'accumulo di alghe spiaggiate ha causato problemi di odori, decomposizione e impatti sul turismo; le grandi masse algali galleggianti possono ostacolare la navigazione e danneggiare le eliche delle imbarcazioni; dal punto di vista ecologico, la distribuzione alterata dei sargassi può influenzare le migrazioni di specie ittiche e di tartarughe marine, modificando la disponibilità di habitat e le rotte di spostamento. Allo stesso tempo, l'incremento della biomassa algale rappresenta una potenziale opportunità per la valorizzazione economica: progetti pilota stanno esplorando l'utilizzo dei sargassi raccolti per la produzione di compost, fertilizzanti organici, biogas e materiali da costruzione sostenibili, trasformando un problema ambientale in risorsa.

Questioni di governance e prospettive di tutela internazionale

L'assenza di sovranità territoriale sul Mar dei Sargassi pone sfide specifiche per la sua gestione e protezione: poiché si trova interamente in acque internazionali, oltre le zone economiche esclusive degli Stati costieri, la regolamentazione delle attività umane (pesca, navigazione, estrazione mineraria in mare profondo) ricade sotto il regime giuridico dell'alto mare disciplinato dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS); questo quadro normativo, pur offrendo strumenti per la cooperazione internazionale, non prevede meccanismi vincolanti di protezione per aree specifiche prive di giurisdizione nazionale. Nel 2014, la Commissione della Sargasso Sea ha promosso la firma della Dichiarazione di Hamilton, un accordo volontario tra governi, organizzazioni internazionali e soggetti privati per promuovere la conservazione del bacino e il coordinamento delle politiche di gestione.

Le prospettive di tutela dipendono dall'efficacia degli strumenti multilaterali e dalla capacità di integrare le conoscenze scientifiche nei processi decisionali: l'istituzione di aree marine protette in alto mare richiede il consenso delle organizzazioni regionali di gestione della pesca (RFMO) e il supporto degli Stati membri; il monitoraggio continuo delle condizioni oceanografiche e della biodiversità è essenziale per valutare l'impatto delle attività antropiche e per adattare le strategie di conservazione alle dinamiche in corso. Il Mar dei Sargassi rappresenta un caso di studio paradigmatico per la governance degli oceani globali, dove la tutela di ecosistemi unici richiede nuovi paradigmi di cooperazione internazionale e il superamento dei confini giuridici tradizionali.